Rovigno e la Musica
di
Gianclaudio de Angelini

Scriveva il compianto maestro Carlo Fabretto: "Rovigno è musica, e la musica per noi è Rovigno". Da sempre Rovigno è stata connotata per la spiccata attitudine alla musica dei suoi cittadini, che ha caratteristiche sue peculiari. Del resto   Antonio Angelini qu. Stefano nel suo Repertorio alfabetico delle Cronache di Rovigno già nel 1862 scriveva queste illuminanti parole: "Il popolo di Rovigno ha uno spirito armonico: la musica lo diletta: il canto è la sua passione; e spontaneo e accordato esce dalla gola della gioventù, e persino dai ragazzi di ambo i sessi. Le persone civili poi si dedicarono in ogni tempo allo studio musicale di suono e canto, ed univansi in regolate Accademie".
Un'ampia antologia di vecchi canti di Rovigno fu raccolta da Achille Gorlato nel suo libro "Vita Istriana"; resta comunque fondamentale, soprattutto per i testi, l'opera antologica "Canti popolari istriani", raccolti però da Antonio Ive quasi tutti a Rovigno, sua città natale,  pubblicati nel 1877.
Il canto popolare rovignese si può dividere in quattro categorie:
1. Canto corale: sul tipo dei canti polifonici dell'Italia settentrionale (cori alpini veneti, villotte friulane);
2. Bitinada, forma musicale esclusiva di Rovigno, nella quale attorno alla voce solista del tenore o del soprano, gli altri cantori ne accompagnano il canto imitando vocalmente il suono degli strumenti musicali;
3. Arie notturne ovvero le àrie da nuòto: è questa una forma musicale tipicamente rovignese, coro polifonico a tre voci: un tenore primo, un tenore secondo che sostiene il primo tenore con quinte o seste parallele ed un baritono che ricopre il ruolo di basso.  In questo tipico canto serale, da cui il nome, predominano i falsetti dalla melodia fiorita di ricami, quasi a ricordare le nenie orientali, tanto da far azzardare al Fabretto addirittura una ipotetica derivazione fenicia. Più realisticamente si tratta di una volgarizzazione del canto madrigalesco cinque-seicentesco sia sacro che profano.
4. Butunade, sorta di discanto popolare in cui la traccia melodica si limita a due soli endecasillabi che poi vengono ripetuti ad libitum. I cantori sono solamente due. Il primo verso è armonizzato a terze parallele mentre il secondo a seste e quinti non parallele. Il contenuto è generalmente satirico o canzonatorio, da cui il nome, ed esclusivamente in rovignese.
5. Sturnièl , stornello. Come i più famosi stornelli romani a dispetto, anche a Rovigno il popolo si divertiva con questa breve e icastica forma di canto:
             Sul ponto de Rialto i te desfeîdo,
             A spada noûda, de viro suldato:
             S'i nu te bato, deîme ch'i son moûlo.
             Cu la tu barba i me voi furbeî el coûlo.

La risposta non tardava:
 
             E vate fà la barba, camarata,
             Ch'el tu cantàr nun l'è di sturnieli;
             Che di sturnieli meî ghe ne siè oûn saco.
             S'i te li canto, ti deventi mato.   

A queste forme base vanno aggiunte le canzonette d'autore che a partire dall'ottocento si innestarono sugli schemi musicali tradizionali. Create soprattutto in occasione delle manifestazioni canore che si tenevano nell'ambito dei festeggiamenti del carnevale, un pò come nella manifestazione musicale napoletana di Piedigrotta, pure essendo opere d'autore, si diffusero tanto da diventare un bagaglio comune del popolo, subendo per questo gli aggiustamenti e le varie versioni che caratterizzano l'anonimo canto popolare.

Al canto popolare deve aggiungersi la musica sacra che a Rovigno fu sempre coltivata con passione sia a livello alto che nei canti di tradizioni popolare. Risale al 15 settembre 1754 l'inaugurazione dell'organo del duomo di Sant'Eufemia opera di don Antonio Barbini costato "ducati 950 da lire 6 e soldi 4". che precedette di poco i solenni festeggiamenti per la consacrazione del nuovo Duomo di Rovigno avvenuta il 26 settembre del 1756. In quella occasione all'organo si unirono anche vari strumenti dando un particolare fasto musicale alla solenne inaugurazione.

Per l'educazione musicale dei rovignesi già nel 1765 sorse, per iniziativa del canonico don Rocco Angelini, l'Accademia dei Filarmonici il cui Maestro di Musica era il M. Reverendo Sig. D. Gio. Pietro Masato; a partire da tale data era presente a Rovigno inoltre un organista regolarmente stipendiato. La musica sacra a Rovigno ebbe vari cultori tra cui mi piace citare il dott. Antonio Angelini fu Angelo (1734-1808) che compose in latino la canzone spirituale "Verbum Caro", edita a Venezia, nel 1780, dall'editore Marcuzzi, che ancora nell'ottocento veniva cantata dal popolo di Rovigno, come era d'uso, nelle riunioni che si facevano in casa, da Natale sino all'Epifania.

L'ultima Accademia musicale fu quella istituita il 30 novembre 1823, aveva una sua orchestra il cui direttore e primo violino fu don Andrea Rocco, mentre don Andrea Battistella fu uno degli accademici più attivi tanto da esserne considerato l'anima. L'accademia durò per molti anni e cessò la sua attività solamente quando subentrarono le bande comunali, che dal 1842 presero il nome di Scuola di Musica Comunale.

"Nel 1879 venne fondata la banda musicale che impartiva lezioni di banda, orchestra e canto. L’8 gennaio 1893 sotto la direzione del maestro Arturo Widmer uscì per la prima volta a Rovigno la banda dell’istituto Civico Musicale. Le nuove divise della banda erano di panno blu con mostrine celesti filettate di bianco. Sul collare rovesciato c’era l’arpa, simbolo della musica. Per la prima volta si suonò a Rovigno l’intermezzo della “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni nonché la “Marcia Trionfale” scritta espressamente dal maestro Widmer. Si ha pure notizia del maestro Giuseppe Peitler, come dirigente di una banda comunale." così riporta Anna Malusà nel sottocitato articolo comparso su la Voce del Popolo del 25 gennaio 2006. Qui sempre dal suddetto articolo abbiamo una foto della Banda di ottoni di Rovigno a fine '800:


Nel 1886 si creò un Istituto civico musicale "con il concorso del Comune, della Chiesa e d'una Società cittadina, e dà lezioni di banda, orchestra e canto" a questo istituto ed alla Società Filarmonica Popolare costituita il 29 aprile del 1900 da un comitato promotore composto da 27 membri si deve il rifiorire della musica a Rovigno in tutte le sue forme: concerti, operette, messe solenni con orchestra e coro. Per iniziativa della Filarmonica nacque quel Concorso della canzonetta rovignese  che, come detto, si teneva a carnevale e da cui uscirono canzoni rimaste nella memoria collettiva dei rovignesi: è doveroso iniziare con La batana che è divenuta il vero inno dei rovignesi (conosciuto anche come La viecia batana) testo di Giorgio Devescovi, musica di Amedeo Zecchi; opera premiata nell'edizione del 1907 insieme a Li muriede ruvignise altra canzone che è entrata nel repertorio popolare, grazie ai versi di Alvise Rismondo e la musica del maestro Giuseppe Peitler. L'anno successivo il concorso sarà vinto dalla canzone Vien Fiamita, versi e musica del Maestro Carlo Fabretto. Presso l'Oratorio dei Salesiani sorse, per merito
dell'appassionato maestro Pietro Locatelli, una scuola per strumenti a fiato.


La Banda dei Salesiani in tenuta estiva. al centro don Maggiorino Bonzo e il M.o Pietro Locatelli

Una scuola di violino era tenuta dal maestro Carlo Fabretto (Capodistria 1883 - Roma 1969), non mancavano le bande musicali a partire da quella della Banda Comunale a quella della Schola Cantorum dei frati francescani, alla banda dei Salesiani, quella della Fabbrica Tabacchi che aveva anche un suo coro, e la Fanfara del Circolo Democratico, ma anche da piccoli, ma non per questo meno agguerriti, complessini ecc. ecc. Innumerevoli inoltre erano i cori, tra cui rimase famoso il Corpo corale cittadino che nel 1932-33 divenne il Coro dell'Opera Nazionale Dopolavoro quello che, sotto la direziezione di Domenico (Mimi) Garbin,  nel 1936 vinse il primo premio tra i Cori italiani, cantando a Roma davanti al Duce. Tra le sue memorabili esecuzuoni è rimasta famosa ed ineguagliata quella dell'Inno all'Istria del parentino Giulio Giorgieri. Nel novembre di quell'anno sull'onda del successo riportato registrò all'EIAR di Trieste parte del suo famoso repertorio di bitinade. Inoltre nel Teatro "Gandusio" di Rovigno negli anni '20 si allestivano opere ed operette in cui cantanti locali affiancavano in parti secondarie le voci più famose.


Il Maestro Fabretto con gli
allievi della sua scuola di violino


La tradizione musicale rovignese non è venuta meno neanche dopo lo strappo traumatico causato dalla II Guerra Mondiale. Gli esuli rovignesi a Trieste hanno dato vita, già nel 1946, al "Coro di Rovigno" chiamato successivamente Arupinum, in seguito ad una protesta jugoslava, diretto dapprima dal maestro Publio Carniel (autore di Trieste mia) ed in seguito da Tristano Illesberg, sotto la cui direzione il coro si affermò al II concorso polifonico di Arezzo. Attualmente il coro è diretto da Giorgio Cecchini che tiene ancor oggi viva la sua ricca tradizione. A Roma al Villaggio Giuliano il maestro Gregorio (Goio) Bosazzi ha creato il coro Istria Nobilissima composto in gran parte da rovignesi che ha prodotto il disco Nostalgia del mar e che ora, vista anche la scomparsa del maestro, ha cessato la sua attività. Un posto a parte merita il maestro Piero Soffici (Rovigno 28/7/1920) noto autore di musica popolare a livello nazionale come le canzoni portate al successo da Caterina Caselli: Perdono e Cento giorni o come il successo estivo Stessa spiaggia stesso mare che si è dedicato però anche a musicare le poesie di Ligio Zanini cantate magistralmente da un altra colonna della musica rovignese quel Sergio (Gato) Preden, uno dei principali alfieri della rinnovata tradizione musicale di Rovigno. Va detto che una delle prime istituzione della locale comunità degli Italiani fu nel dicembre del 1947 la Società Artistico Culturale (S.A.C.) "Marco Garbin con il suo coro maschile, femminile e misto. Parlando della musica a Rovigno non si può far a meno di citare il maestro Vlado Benussi che, oltre a dedicarsi all'insegnamento dei piccoli dell'asilo Naridola di Rovigno, e dirigere il coro della "Marco Garbin" ha dato luogo a due diverse formazioni musicali: Le Quattro colonne ed il Trio Biba, Vlado & Ricky. Va citato anche il gruppo musicale Batana capitanato da Riccardo Bosazzi con la voce solista di Giorgio Sugar, il più giovane del complesso, e da Antonella Rocco Sugar.



Rovigno alla storia della musica ha dato anche un musicista del calibro di don Francesco Spongia, più conosciuto come Francesco Usper-Sponga ed incidentalmente ha dato i natali anche al compositore Renato Dionisi (Rovigno 2/1/1910 -  Verona 24/8/2000).



Altri riferimenti in internet su Rovigno e la Musica

1. Vedi anche l'articolo di Anna Malusà "Storia della Banda d’ottoni di Rovigno: passione, talento, tradizione e modernità" comparso su La Voce in Più Musica il 25/01/06.

2.  Per un quadro generale della musica popolare istriana vedi il saggio di Mario Fragiacomo.

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